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Django Bates

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Spring is here...shall we dance?


"Vivete in una terra così incredibile e immaginifica che nessuno meglio di voi può comprendere quanto sia importante un senso come la vista": Django Bates ha toccato, anche a parole, le corde giuste e ha introdotto così la sua versione di Star Eyes nella piccola sala della Culture House di Reykjavik. Circondati da volumi sulle saghe nordiche poco più di cento astanti si sono immersi nelle evoluzioni di questo funambolo del pianoforte che ha dedicato il suo ultimo album a Charlie Parker (Beloved Bird) ed è venuto a presentarlo insieme ai due musicisti danesi coi quali l'ha registrato: il bassista Petter Eldh e il batterista Peter Bruun. Bates ha davvero illuminato con le sue pirotecniche performance la porzione di cartellone del Reykjavik Jazz Festival che abbiamo avuto la possibilità di seguire. ... A Django Bates e al suo talento multipolare sono stati riservati tre set, uno in solitario e due con il trio "parkeriano". Solismo destrutturante, sense of humour, attitudini da vaudeville e squarci intrisi di lirismo, omaggi a Parker (Scrapple from the Apple, Confirmation, Laura, Moose The Mooche, My Little Suede Shoes...tutte dal booklet di Bird), un brano dedicato al collega Esbjörn Svensson scomparso un paio d'anni fa, qualche sortita al flicorno, qualche vocalizzo alla Wim Mertens: una musicalità cannibale, una capacità di esplorare e osare, senza dimenticare mai l'importanza dell'entertainment. Un gigante del nuovo jazz. Il Manifesto - 28 Agosto 2010

La causa dej jazz viene servita meglio da Django Bates, un pianista e compositore dallo spirito libero. You Live and Learn...(Apparently) è una serie gioiosa di atteggiamenti e idiomi. Bates ci delizia con un tumulto di riferimenti - strati di jazz che si incrociano col rap, un sintetizzatore, un quartetto d'archi, voci surreali. L'umore generale dell'incisione è qualcosa come un disco iperattivo dei Beatles. The Economist

Django Bates, pianista, compositore, direttore e virtuoso del corno, ha inizialmente affrontato alcune esperienze di formazione musicale (al Royal College of Music di Londra),scegliendo poi la strada dell’autodidatta. In questa scelta giocavano anche le musiche ascoltate da bambino: suo padre collezionava folklore rumeno, musica africana e jazz.

Il suo primo gruppo importante è stato Loose Tubes, profondamente influenzato dalla musica dei Blue Notes, grandi musicisti sudafricani a Londra, ed in particolare da Dudu Pukwana. Da loro ha appreso a fare un jazz piacevolmente complesso nella variazione di materiale semplice, ritmicamente incalzante, pieno di fascino melodico, e soprattutto giocoso. Ha inoltre accentuato il gioco in forma di spettacolo, con grande libertà inventiva. Ha collaborato con il compositore e direttore afroamericano George Russell e con l’ex batterista degli Yes, Bill Bruford, che riconosceva in lui l’unico pianista jazz capace di adattarsi alla varietà dei suoi Earthworks.

Django è stato il primo direttore artistico di Fuse Leeds04, un festival biennale di musica nuova che celebra la ricchezza e la diversità del vibrante universo musicale dei nostri giorni, commissionando a Jonny Greenwood dei Radiohead una composizione per Ondes Martenot e la London Sinfonietta. Inoltre, per onorare il 60esimo compleanno del sassofonista Evan Parker, Django ha chiesto a sessanta compositori (tra i quali John Zorn, Sir Patrick Moore, Gavin Bryars di comporre una battuta ciascuno, cucendole poi tutte insieme in un grande quilt dal titolo Premature Celebration ed eseguito dalla London Sinfonietta con Evan Parker e Paul Lytton.

Nel 2005 Django Bates ha ottenuto la cattedra di Professore presso il Conservatorio RMC (Rhytmic Music Conservatory) un centro universitario indipendente di ricerca, che ha ospitato musicisti e personaggi illustri come Airto Moriera, Rosa Passos, Al Perkins, Fernando Suarez Paz (Piazzola) e Hamish Stuart. In questi ultimi tre anni, Django è riuscito ad innalzare il profilo internazionale dell’RMC, coltivandone l’eccellenza e allo stesso tempo incoraggiando i giovani musicisti a presentare le loro composizioni con nuove forme che possano comunicare inspirazione ed energia, incoraggiando altresì esibizioni dal vivo in Europa. Ed infatti, Django ha riunito negli ultimi 2 anni, 20 musicisti con i quali provare ogni settimana, ottenendo una band dal nome StoRMChaser, che suona regolarmente al Copenhagen Jazz House e andando contro le logiche di mercato, che gli intimavano di "lasciar perdere", Django Bates ha riunito la nuova ensemble partecipando ai festival di Copenhagen e di Berlino, oltre ad avere debuttato in Inghilterra con un tour di 4 date nell’autunno scorso. Il lavoro di squadra ha portato buoni frutti, e nell’estate 2008, è uscito l’album dal titolo Spring is here...(shall we dance?) che rappresenta l’ultimo delle 4 stagioni di Django Bates, dopo Summer Fruits, Autumn Fires e Winter Truce.

Django Bates - Discografia

1. Spring is here...(shall we dance?)
2. You live and learn (apparently)
3. Quiet Nights
4. Like Life
5. Good Evening...Here is the News
6. Winter Truce
7. Autumn Fires (and green shoots)
8. Summer Fruits (and unrest)


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